Industrie tessili
del Novecento

Industrie tessili

Un viaggio nel cuore della produzione industriale friulana attraverso due pilastri della nostra storia: il Setificio Fratelli Raiser e il Cotonificio Spezzotti. Dalla fine dell’Ottocento alla metà del Novecento, queste realtà hanno rappresentato l’eccellenza produttiva di Udine e Cividale, coniugando maestria tecnica, innovazione meccanica e impatto sociale sul territorio.

Setificio Fratelli Raiser

Udine (1840 –1970)

Cotonificio Spezzotti

Udine (1887-1982)

Carnica Arte Tessile

Villa Santina (Udine)

 

Setificio Fratelli Raiser, Udine (1840 –1970)
Enrico Raiser, Appunti di tecnica tessile, analisi e disposizioni (1930)

Nel 1840, Domenico Raiser, originario di Ala nel Tirolo, fondò a Udine, con il figlio Leopoldo, una tessitura di seta e velluti, specializzandosi poi nella riproduzione di tessuti antichi. La manifattura utilizzava telai tradizionali e jacquard, acquistando seta da diverse regioni, e produceva annualmente circa cento pezze di vari tessuti. Dopo il 1946, si passò anche a foderami in fibra artificiale ed etichette tessute; lo stabilimento chiuse negli anni ’70 per ragioni di mercato. Al Museo Etnografico del Friuli si conservano materiali storici del setificio, tra cui un manoscritto tecnico di Enrico Raiser e campioni, mentre altri strumenti sono esposti al Museo di Cultura Contadina di Fontanabona di Pagnacco.

Cotonificio Spezzotti, Udine (1887-1982)
Campionari e schede di produzione

Nel 1857 Luigi Spezzotti fondò a Cividale del Friuli una manifattura di tessuti in cotone e lino nota per la qualità. Nel 1876 l’attività si trasferì a Udine, introducendo telai meccanici e tintoria; l’azienda crebbe soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta grazie al favorevole contesto economico, ma declinò fino a chiudere nel 1982. La produzione comprendeva tele di cotone, canapa, damascati, velluti e altri tessuti tecnici o decorativi, spesso con nomi legati al territorio e varianti cromatiche ogni anno. L’azienda introdusse successivamente fibre artificiali e sintetiche, fornendo anche tessuti
per abbigliamento e sedili d’auto. I dipendenti erano in prevalenza donne del luogo, orgogliose di appartenere alla comunità Spezzotti. Gli eredi donarono materiali storici al Museo di Storia Contadina di Fontanabona.